Sabato 27 Pupi Avati al cinema Boiardo

pupiavatiLa nuova programmazione cinematografica del Boiardo di Scandiano iniziata da pochi giorni prosegue anche per quest’anno con l’intenzione di portare in sala registi, attori, autori del cinema italiano che possano testimoniare di persona il loro lavoro offrendo al pubblico momenti di confronto e approfondimento sul cinema italiano.
Sabato 27 settembre sarà al Boiardo Pupi Avati che presenterà l’ultimo suo lavoro dal titolo “Un ragazzo d’oro”, film che segna il ritorno sul grande schermo di Avati dopo tre anni di lontananza dal cinema.

Il film verrà proiettato al Boiardo di Scandiano nelle seguenti giornate venerdì 26 settembre alle ore 21.00, sabato 27 settembre e lunedì 29 settembre alle ore 21.00, domenica 28 settembre alle ore 17 -19 e 21.

Ingresso intero € 7, ridotto € 5 (persone fino ai 29 anni e oltre i 60 anni, abbonati alla stagione teatrale 2013/2014, soci Azzurra).

Un ragazzo d’oro – trama
In scena la storia di un ragazzo, Davide Bias (Riccardo Scamarcio), lavoratore a Milano in ambito pubblicitario con il pallino della scrittura. Davide scrive racconti brevi e conta i passi che lo separano dall’alienazione. Uno stato di disagio persistente che reprime con gli psicofarmaci e gestisce con una fidanzata confusa e un lavoro da creativo in un’agenzia pubblicitaria. Figlio di Achille Bias, uno sceneggiatore di B movie, Davide non riesce a doppiare suo padre, che muore all’improvviso in un incidente automobilistico. L’avvocato dell’assicurazione, chiamato a indagare sulla dinamica della sciagura, è convinto che si tratti di suicidio. La dichiarazione getta nello sconforto Davide che adesso vuole capire chi sia l’uomo che ha passato la vita ad pupiavati_sharonstoneodiare. Davide parte per Roma dove conosce Ludovica (Sharon Stone), editrice, che lo invita a proseguire le intenzioni letterarie del padre. Il protagonista si trova così con linfa nuova e contraddittoria a scrivere un romanzo che sfonderà in abito letterario quando ormai di se stesso non rimane traccia.

Pupi Avati
Quarant’anni al servizio del cinema, anni che hanno trasformato Pupi Avati nel maestro che tutti oggi riconoscono. Inizialmente si è trattato di un cinema manifesto dell’orrore e della futilità del presente con un’esaltazione di un passato unico, reso malinconico dai temi musicali (altra sua grandissima passione), poi è diventato il cinema della rinascita e della rivincita dai flop commerciali che si sono susseguiti intorno agli anni Novanta. E oggi, ruvido e sentimentale allo stesso tempo, saggio e illuminato, è uno dei re incontrastati di Cinecittà. Proveniente da una famiglia borghese, fratello dello sceneggiatore, regista, attore, ma soprattutto produttore Antonio Avati, Giuseppe, detto “Pupi”, si laurea presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bologna, impegnandosi poi in una ditta di surgelati. Appassionato di jazz, diventa il clarinettista della Doctor Dixie Jazz Band del capoluogo emiliano, dove suona con il giovane Lucio Dalla. Amante delle pellicole d’orrore e desideroso di mettersi dietro una macchina da presa, esordisce, cinematograficamente parlando, nel 1968, quando gira la pellicola grottesca “Balsamus, l’uomo di Satana”, storia irreale e gotica di uno stregone nano. Seguirà poi “Thomas e gli indemoniati” (1969) con il suo attore feticcio Gianni Cavina e un’esordiente Mariangela Melato, dove conferma ancora una volta la sua passione per il paranormale, che però in Italia non viene assolutamente distribuito, segnando un momento di fermo per il regista che ritornerà dietro la macchina da presa solo dopo cinque anni con il felliniano “La mazurca del barone, della santa e del fico fiorone” con Ugo Tognazzi, Paolo Villaggio, Delia Boccardo e Cavina. Altri film saranno “Il bacio” e “Salò e le 120 giornate di Sodoma”. Gli anni Settanta e Ottanta sono gli anni del suo maggiore successo, l’horror “La casa dalle finestre che ridono”. Il tema dei ricordi si ritroverà poi anche in film successivi come “Una gita scolastica” che gli permetterà di vincere i Nastri d’Argento come Migliore Regista e Miglior Soggetto Originale.

Seguiranno poi pellicole contemporanee, amare e crudeli, “Regalo di Natale”, “La rivincita di Natale”. Membro della giuria al Festival di Venezia nel 1989, otterrà il David di Donatello per la migliore sceneggiatura e i Nastri d’Argento come miglior regista e migliore sceneggiatura per “Storie di ragazzi d edi ragazze” (1989). Per larga parte degli anni Novanta seguono pellicole come “Il testimone dello sposo”, “La via degli angeli”, “I cavalieri che fecero l’imptresa”. Nel 2003 ottiene il David di Donatello per la migliore regia per “il cuore altrove” con la coppia Neri Marcorè e Vanessa Incontrada. E dopo il biografico “Ma quando arrivano le ragazze?” (2005), tornerà a dirigere Marcorè in “La seconda notte di nozze” (2005), tratto da un suo libro e l’Incontrada in “La cena per farli conoscere” (2007), con un ritrovato Abatantuono.
Nel 2010 torna al cinema con la commedia amara “il figlio più piccolo”. Nel 2011 dirige Micaela Ramazzotti e Cesare Cremonini nella delicata commedia “Il cuore grande delle ragazze”.

Per informazioni Cinema Teatro Boiardo
tel. 0522/854355, mail:  cinemateatroboiardo@emiliaromagnateatro.com

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