Si inaugura sabato la mostra “Noi siamo Sahara (We)”

locandina Noi siamo Sahara (We)Il Comune di Scandiano, nell’ambito del progetto di accoglienza “Jaima – Tenda 2015″ ed in collaborazione con l’Associazione Jaima Sahrawi di Reggio Emilia, ospiterà il progetto fotografico “Noi siamo Sahara (We)”, un’idea di reportage fotografico ideato e realizzato da Stefano Smallboy Tomassetti con l’aiuto di alcuni bambini sahrawi.
L’esposizione verrà inaugurata sabato 11 luglio alle ore 10.30, presso l’atrio del Comune di Scandiano in Corso Vallisneri 6.
In questa sede si potrà quindi ammirare la raccolta di fotografie scattate all’interno del campo profughi di Smara in Algeria, dal fotografo e da un gruppo di quindici bambini sahrawi a cui sono state consegnate altrettante macchine fotografiche usa e getta con le quali fotografare il proprio campo, la propria casa, il proprio mondo, ognuno con il proprio punto di vista.
Da questo materiale è nato un piccolo reportage fotografico con l’obiettivo di diffondere la conoscenza sulla causa del popolo sahrawi e raccogliere fondi per sostenere il lavoro dell’Associazione che si occupa di organizzare diversi progetti, tra cui “Jaima – Tenda 2015”, grazie al quale anche quest’anno è stato possibile ospitare una delegazione di nove bambini sahrawi e due educatori presso sette famiglie del distretto Tresinaro-Secchia, offrendo loro l’opportunità di svolgere visite mediche, controlli sanitari e seguire un’alimentazione equilibrata e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla lotta pacifica di questo popolo.
All’evento, aperto alla cittadinanza, sarà presente l’Assessore alle Politiche Sociali Giulia Iotti, membri dell’Associazione Jaima Sahrawi di Reggio Emilia e la delegazione di bambini sahrawi, “piccoli ambasciatori di pace”, accompagnati dagli educatori e dalle famiglie ospitanti.
ll Comune di Scandiano ha siglato nel 2002 un patto di amicizia con il popolo Sahrawi per sostenere la lotta pacifica di questo popolo, finalizzata alla sua autodeterminazione. Una parte della popolazione è costretta a vivere nei campi profughi localizzati nel deserto algerino, in situazioni di difficoltà materiale e sociale.

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