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La Rocca dei Boiardo


Rocca dei Boiardo
è aperta tutti i festivi da marzo ad ottobre
dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00

 
Visite guidate:
mattino ore 10.30
pomeriggio ore 15.00 e 17.00
in giornate feriali su prenotazione

Biglietto intero (ingresso e visita guidata):
€ 3.00
Biglietto intero (ingresso e visita guidata comprensivo della Sala del Paradiso):
€ 5.00
Biglietto intero (ingresso e visita guidata Castello di Arceto e Rocca dei Boiardo)
€ 5.00

Ingresso gratuito bambini / ragazzi fino a 14 anni e per agli over 65



In origine il castello voluto dai Da Fogliano (sec. XIII) aveva essenzialmente funzioni di difesa militare. Con l’avvento della famiglia Boiardo al governo del paese (1423) l’antico fortilizio cominciò a trasformarsi in dimora signorile. I Thiene succeduti ai Boiardo nel 1565, continuarono l’opera d’abbellimento della Rocca; infine nei secoli XVII e XVIII i Bentivoglio prima e i Duchi d’Este poi la trasformarono in palazzo monumentale. Fino al XVIII secolo la Rocca ha conservato un importante ciclo di affreschi del pittore Nicolò dell’Abate, gli affreschi sono oggi conservati alla galleria Estense di Modena. Alcuni frammenti di pitture sorprendentemente affini con quelli conservati a Modena sono stati recentemente ritrovati, in quella che viene individuata come la “Sala del Paradiso”, che solo studi recenti hanno identificato nella camera posta sopra la torre. Molti altri artisti lavorarono in Rocca tra questi ricordiamo: Bartolomeo Spani, Giovan Battista Aleotti, Antonio Traeri.

Cortile della Rocca

Il cortile della Rocca presenta molti elementi architettonici che testimoniano le stratificazioni artistiche succedutesi nei secoli. La parete sud mostra ancora una colonna (dell’originario portico quattro-cinquecentesco) con il caratteristico capitello, di gusto tardo medievale, “a foglia d’acqua” . La parte ovest evidenzia (al di sotto dell’ultima cortina muraria settecentesca) diversi stili e consente di riconoscere, sotto gli archi acuti delle finestre, alcune tracce di affreschi monocromi cinquecenteschi.

Appartamento INTERNO DELLA ROCCA

Sala dell’Alcova

La maggior parte delle pitture della ultima sala, detta “dell’Alcova” risalgono probabilmente al XVIII sec. L’evento narrato sulle quattro pareti ha forse a che fare con una qualche campagna militare Estense. Sulle due pareti lunghe sono raffigurate: la preparazione della campagna militare (secondo moduli stilistici che richiamano “La scuola di Atene” di Raffaello) e la discesa in campo dell’esercito (secondo modi che si rifanno stilisticamente a Nicolò dell’Abate); sulle pareti corte: una divinità guerriera, lo scompiglio nella città vinta e la consegna della città i vincitori.

Il percorso di visita prende avvio dall’appartamento Estense, che vede succedersi le stanze di origine cinquecentesca, modificate così come le vediamo allo stato attuale, agli inizi del ‘700 dai Marchesi d’Este. Questo percorso si snoda attraverso le diverse sale, che traggono il nome dal motivo dominante nella decorazione. La “Sala dei Gigli”, ricca anche degli affreschi con vedute di Scandiano, di autore ignoto, la “Sala del Camino” in stile rococò e la “Sala del Drappo” dal prezioso drappo che circonda la volta del cielo sul soffitto, la “Sala dell’Alcova”, che presenta affreschi del ‘700 con scene di battaglia, ed infine la “Sala delle Aquile”, situata nel corpo della torre, dove sono raffigurati i busti di Luigi, Borso, Foresto e Rinaldo d’Este. Le decorazioni di queste sale sono poera del Castellino, noto scultore modenese.

Scalone

Lo scalone monumentale della Rocca è stato concepito nella sua formulazione originaria da Giovan Battista Aleotti all’inizio del 1600. la scalinata a “tenaglia” è successiva di qualche anno e fu probabilmente voluta dalla famiglia Bentivoglio. Le statue in terracotta raffigurano molto probabilmente personaggi della famiglia Thiene e furono realizzate nel 1619 dallo scultore genovese Giovan Battista Pontelli. Sono quattro le statue superstiti che raffigurano, probabilmente, Marcantonio, Ottavio I, Giulio e Ottavio II Thiene.

Cantiere didattico "Sala del Paradiso"
Il feudo di Scandiano, governato dal 1423 al 1565 dai conti Boiardo, si afferma tra le corti padane del XV e XVI secolo, grazie al “buon governo” dei suoi signori raggiungendo un livello elevato di vita sociale e culturale.
In particolare Giulio Boiardo, proseguendo i lavori avviati dal padre Giovanni, dà inizio alla trasformazione del paese e all’abbellimento della rocca: l’edificio, da primitivo fortilizio medievale destinato alla difesa, si trasforma in sontuoso palazzo rinascimentale ornato di pitture, sculture, arredi e preziose suppellettili.
Nell’ambito di questa fase di rinnovamento assume grande rilievo la commissione a Nicolò dell’Abate di eseguire diversi cicli di affreschi, all’interno e all’esterno della Rocca stessa. Questi ultimi, posti sulle pareti del cortile d’onore, sono oggi completamente perduti.
La presenza di Nicolò a Scandiano è documentata tra il 1540 e il 1543 e a questo periodo è riferibile la decorazione dei due ambienti detti “Camerino dell’Eneide” e “Sala del Convito o del Paradiso”, ubicati nell’appartamento del conte al primo piano dell’edificio.
Nel 1772 le decorazioni del Camerino vengono staccate e fatte trasportare a Modena per ordine del duca Francesco III d’Este.
Ignota era pure l’ubicazione della “Sala del Paradiso”, che solo studi recenti hanno identificato nella camera posta sopra la torre d’ingresso. Di questa sala sono conservati alla Galleria Estense di Modena numerosi frammenti, tutti ricavati dalla demolizione della volta e dei pennacchi sui quali si impostava la volta stessa: la parte sinistra del soffitto con il “Convito di Amore e Psiche” e le vele con i “Musicanti”. Non si ha notizia del periodo in cui questi furono staccati: probabilmente anch’essi nell’ultimo quarto del Settecento.
I frammenti di pitture recentemente ritrovati, sorprendentemente affini con quelli conservati a Modena, completano l’apparato architettonico e decorativo della “Sala del Paradiso” e consentono di confermarne l’ubicazione all’interno della Rocca.
Grazie all’intervento dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, si è proceduto inizialmente al completo restauro di una delle lunette, intervenendo su questa come su un “oggetto pilota” per mettere a punto una metodologia che diventasse un modello di lavoro valido per tutto il ciclo, in modo da giungere alla redazione di un progetto di recupero di tutte le lunette e dell’intera stanza.
Per valorizzare il ritrovamento della Sala e l’opera di restauro è nata l’idea di un “Cantiere didattico”, di un percorso cioè che consenta al pubblico, anche durante lo svolgimento dei lavori, di visitare la Sala e di immaginarne, mediante una ricostruzione virtuale, il suo volto originario.
Il Cantiere didattico Il Paradiso ritrovato è aperto al pubblico mediante visita guidata nei giorni festivi.


IL PARADISO RITROVATO: NICOLÒ DELL’ABATE ALLA CORTE DEI BOIARDO
Dal 10 maggio all’11 ottobre 2009 la mostra “Il paradiso ritrovato. Nicolò dell’Abate alla Corte dei Boiardo
Scandiano (RE), Rocca dei Boiardo (piazza Boiardo)

10 maggio - 11 ottobre 2009


Orari
: da martedì a venerdì, dalle 15.30 alle 19.30;
sabato, domenica e festivi, dalle 10.00 alle 19.00.
Chiuso lunedì
Nel mese di agosto, aperta domenica e festivi, o su appuntamento.

Ingresso:
Intero: 8 Euro (bambini fino a 7 anni gratuito)
Ridotto (fino a 18 anni e oltre i 65): 5 Euro
Gruppi di oltre 10 persone: 6 Euro
Ridotto speciale (studenti, possessori di apposite convenzioni e coupons): 6 Euro
Audioguida: 2 Euro

Catalogo:
Silvana Editoriale

Visita guidata negli orari previsti (dà diritto a visita guidata gratuita alla Rocca ed al castello di Arceto nei 30 giorni successivi all’ingresso): 5 Euro (in aggiunta al biglietto di ingresso)

Visite guidate:
Visita guidata per adulti: € 80,00 a gruppo
Visita guidata alla mostra o di approfondimento tematico per scolaresche del territorio comunale: € 60,00 a classe
Visita guidata alla mostra o di approfondimento tematico per scolaresche al di fuori del territorio comunale: € 65,00 a classe

Percorsi didattici:

Attività di visita guidata con laboratorio per scolaresche del territorio comunale: € 6,00 a bambino Attività di visita guidata con laboratorio per scolaresche al di fuori del territorio comunale: € 7,00 a bambino

Acquisti e prenotazione biglietti

On line, sul sito mostraabatescandiano42019.it o www.archeosistemi.it
Ufficio cultura comune di Scandiano 0522-764 257 cultura@comune.scandiano.re.it
Archeosistemi 0522-532094 (fax 0522.533315) servizi@archeosistemi.it


Dal 10 maggio all’11 ottobre, la Rocca dei Boiardo di Scandiano (RE) sarà teatro di un’iniziativa di grande valore storico, artistico e culturale.
A conclusione dei lavori di restauro del Castello, la cui costruzione è databile al XIII secolo, si terrà una mostra dal titolo Il Paradiso ritrovato: Nicolò dell’Abate alla corte dei Boiardo, promossa dal Comune di Scandiano e dal Comitato Nazionale Storie Dipinte. Nicolò dell’Abate e la pittura del Cinquecento tra l’Italia e Parigi, con la collaborazione della Soprintendenza al Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Modena e Reggio Emilia, e curata da Angelo Mazza e Massimo Mussini, che presenterà, attraverso 80 opere - di cui 53 di Nicolò dell’Abate e della sua bottega - tutte le testimonianze pittoriche e decorative provenienti da quello storico edificio e nel contempo darà conto degli interventi recentemente effettuati sui brani di pittura superstiti.

Il recupero della Rocca ha infatti riportato alla luce, nella saletta che la critica ha correttamente individuato come il Camerino del Paradiso, delle tracce pittoriche decorate da Nicolò dell'Abate attorno al 1540-43 con la raffigurazione delle Nozze di Psiche nella volta e con figure di musicanti nei peducci di sostegno. Contrariamente a quanto è stato affermato dagli inizi dell'Ottocento fino a oggi, il saccheggio operato verso la fine del XVIII secolo dal duca di Modena non ha spogliato completamente la rocca di Scandiano delle pitture dell’artista modenese.
Le tracce di colore individuate nelle lunette hanno sollecitato una campagna di restauri che, promossa dalla Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia e avviata dagli operatori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze con la scopertura di diverse lunette e con l'elaborazione dell'idonea metodologia di intervento, ha restituito nell’arco di tre anni, grazie al lavoro del laboratorio Faberestauro di Sesto Fiorentino, le immagini di paesaggi aperti con edifici, città in lontananza e vestigia di antichità, che rivelano la mano esperta del celebre artista modenese prediletto dagli ultimi signori rinascimentali dell'area padana, in un momento che precede di alcuni anni il trasferimento a Bologna e infine il passaggio in Francia.

Attivo a Soragna, Busseto, Sassuolo, Reggio Emilia e Modena su incarico di committenze signorili e delle Comunità, Nicolò dell'Abate si applicò alla decorazione della Rocca di Scandiano raffigurando inoltre, in altro ambiente poi in parte demolito, sempre al piano nobile, soggetti tratti dai libri dell'Eneide con scene disposte sulle quattro pareti, accompagnate, in basso, da un fregio monocromo con battaglie e sormontate da lunette con vedute di paese. L'intera decorazione di questa stanza, incluso l'ottagono della volta con una famosa scena di concerto, fu staccata dalle pareti insieme all'intonaco e trasferita nel 1772 nel Palazzo Ducale di Modena dove è stata conservata, se pure non integralmente a causa di un incendio sviluppatosi nel 1815, fino al passaggio nel Palazzo dei Musei con l'allestimento della nuova Galleria Estense, verso la fine dell'Ottocento. Analoga sorte hanno subito i numerosi masselli nei quali è stata scompartita la decorazione del "Camerino del Paradiso", le cui lunette, al contrario, non furono staccate, verosimilmente perché le pitture erano già allora occultate da strati di scialbo.

Dopo oltre duecento anni di illustre storia collezionistica e museografica entro il sistema della Galleria Estense, i frammenti superstiti dei due camerini e altri brani di decorazione di analoga provenienza saranno esposti nella sede originaria a documentare uno dei momenti più alti della storia artistica, letteraria e culturale della città di Scandiano e dello stesso ducato estense, quello promosso dalla sensibilità umanistica della famiglia Boiardo tramite le figure di Matteo Maria Boiardo, autore dell'Orlando innamorato, e di Giulio Boiardo, committente delle pitture murali di Nicolò dell'Abate, che circa dieci anni dopo assumerà ruolo di protagonista, al fianco di Primaticcio, nella decorazione del castello di Fontainebleau, residenza della corte di Enrico II re di Francia.

A dar conto della centralità di quei brani di pittura nell'ambito dell'esposizione interverranno altre sezioni, come quella sulla storia letteraria ispirata ai temi epici dell'Eneide e sulla fortuna cinquecentesca del poema, la sezione musicale con l'esposizione di strumenti musicali antichi in rapporto alla centralità delle raffigurazioni musicali nella pittura di Nicolò dell'Abate, la sezione sugli interventi di trasformazione architettonica dell'edificio, la cui visualizzazione è affidata all'esposizione di piante, mappe e progetti, e infine la sezione sulla fortuna ottocentesca delle pitture murali scandianesi di Nicolò dell'Abate, ben documentata dagli scritti di Giambattista Venturi e dalle loro traduzioni incisorie.

Grazie al supporto dell'Opificio delle Pietre Dure, notevole risalto assumerà la documentazione dell'intervento di restauro, con particolare attenzione alle tecniche impiegate e alle indagini scientifiche che hanno preceduto e accompagnato ogni fase del delicato intervento.

L’origine della Rocca di Scandiano è databile al XIII secolo, costruita dai Da Fogliano per funzioni di difesa militare. Con l’avvento della famiglia Boiardo al governo del paese (1423) l’antico fortilizio cominciò a trasformarsi in dimora signorile. I Thiene succeduti ai Boiardo nel 1565, continuarono l’opera d’abbellimento della Rocca, continuata nei secoli XVII e XVIII con i Bentivoglio prima e i Duchi d’Este, che la trasformarono in palazzo monumentale.

Accompagna la mostra un catalogo Silvana Editoriale.

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Le date devono essere espresse nel formato gg/mm/aaaa




Ultimo aggiornamento: 07/15/2009